Il mare di scaduta è quel che resta dopo una burrasca o un forte vento. Quando il vento cala, l'onda, da alta e frangente, diventa lunga e placida, seppur imponente. Questa è l'onda che di solito fa venire il mal di mare. Devi abituarti ad essa ed al suo movimento implacabile. Mi piace l'onda di scaduta: porta con sé l'eco dell'agitazione del mare, ma è cheta; e ciò nonostante, può essere grossa e impressionante.
Dedicato a Willa.
Sedetevi, prendete un bicchiere di vino.
Oggi vi racconto una storia.
Oggi che fuori il mare ringhia, che le onde mordono il cielo. Oggi le barche stanno in porto, eh? Oggi noi siamo uguali. E chi è rimasto intrappolato nella burrasca sta a poppa della barca, a buttare briciole di pane alle streghe delle onde.
Ma noi ce ne stiamo qui al bar. Pescatori di banchina. E chi sta in mare, peggio per lui, acqua e freddo nelle ossa.
Oggi vi racconto una storia.
Sono passati quasi tre anni. Ero uscito all’alba col gozzo, come al solito, ed ero andato a calare le reti su una secca che conoscevo (ormai ve lo posso dire, non è più un segreto. La secca la trovate a mezz’ora dall’uscita dal porto, dritto a nord).
C’era alta pressione, una bella brezza di terra, era l’inizio dell’autunno. Il sole era tiepido e non bollente. Un vero piacere, uagliò. Avevo calato le reti ed avevo un po’ di sonno. Così mi misi al sole, spensi il motore, tirai dentro i remi, e mi stesi nel gozzo. Avevo calato qualche amo a bolentino e pensavo un po’ a tutto un po’ a niente.
Ad un certo punto, sentii una beccata: un piccola cagnes all’amo. Mentre la tiravo su, vidi come un tronco lontano, che però galleggiava muovendosi contro corrente. Allora presi i remi e cominciai ad avvicinarmi: era una cosa strana, come un tronco con un’ombra sotto.
Vabbè, ve la faccio breve. Era una tartaruga con sotto un cerniotto. Il cerniotto se ne stava lì sotto a prendersi l’ombra e nuotava appresso alla tartaruga. Allora presi subito il guadino: un colpo veloce e presi la tartaruga. Il cerniotto, invece, se ne sgusciò e lo persi. Non che avessi pensato di riuscire a prendere un cerniotto solo col guadino, certo…
Tornai a ritirare le reti, erano piene piene di pesce. Quella sera me ne tornai a casa davvero contento: una bella cifra per il pesce ed una bella zuppa di tartaruga da mangiare il giorno dopo. Il guscio l’avrei appeso sulla finestra.
La zuppa me la mangiai bella calda, non vi dico, una delizia. Se non l’avete mai provata, non lo potete capire. Buona da leccarsi i baffi. Era sabato.
La domenica la passai a pulire il guscio e a fare lavoretti di casa; e lunedì ero di nuovo in mare come al solito. L’alta pressione teneva e il mare era bello calmo, già pregustavo un’altra bella pescata.
Anche stavolta calai le reti e poi misi gli ami a mare. Mi stavo per stendere al sole quando mi venne una voglia enorme di farmi un bagno. Ora, quando mai s’è visto un pescatore che prende e si butta a mare? Non avevo niente per asciugarmi, avrei bagnato tutti i vestiti e poi mi sarebbe restato il sale addosso e la sera avrei avuto freddo.
Mi spogliai e mi tuffai. E cominciai a immergermi giù, andai giù, giù, per un
Arrivai su per un pelo. Respirai con la bocca aperta, non ce la facevo quasi più.
Salii in barca, mi buttai nel fondo, ero un po’ impressionato.
Quando tirai le reti, erano ancora più piene della volta prima. Una pescata favolosa. Avrei fatto un bel po’ di soldi.
Il giorno dopo ancora, la stessa cosa: vado a mare, calo le reti… e mi prende la stessa voglia di buttarmi in acqua. E mi ributto. E vado giù, giù, giù, sino a quando sento i polmoni che mi scoppiano. E invece di salire, avevo voglia di restare. Non capivo niente. Ad un certo punto, smisi di nuotare in giù e tornai a galla. L’aria mi mancava così tanto che mi venivano come dei singulti; un dolore mi aveva avvolto il torace, mi girava la testa. A quel punto, mi venne paura. Non capivo che cosa mi avesse preso. Tornai subito a ritirare le reti e me ne andai a casa, dove mi buttai sul letto senza pensare a nulla.
Quella notte feci un sogno strano.
Nella mia cucina c’era una donna esile, di spalle: alta, con i capelli lunghi e neri che sembravano fluttuare. Io, nel vederla, provai una strana sensazione: come se la conoscessi da sempre e volessi proteggerla. La donna, sentendomi arrivare, si voltò: era cieca. Aveva le iridi celeste chiaro come il mare, e le pupille velate, celesti anche loro, come un cielo annuvolato.
Anche se era cieca, sembrava vedermi e si muoveva nella cucina come se non le sfuggisse nulla. La circondava una sensazione di calma e pareva che potesse leggermi nei pensieri.
Io l’avrei abbracciata e difesa da tutto, ma allo stesso tempo la donna sembrava non aver bisogno di difese. Era uno strano paradosso. Esile e cieca, eppure emanava una forza incredibile, di origine ignota.
-Sono la tartaruga.
- …
Non riuscii a rispondere. Il mio corpo ebbe una scarica, come di paura.
- Quasi una settimana fa, mi hai catturata e mangiata. Ora sono una parte di te.
- …
- …Ma io voglio vivere. Voglio, almeno, vivere attraverso te. Voglio tornare a casa, nel mare. Voglio nuotare…
E sembrò guardarmi con i suoi occhi ciechi, mentre i capelli neri e lunghi continuavano a fluttuare, prendendo la forma delle onde di burrasca.
Quando mi svegliai era l’alba, come al solito. Avevo il sogno fisso nella mente, e non riuscivo a pensare ad altro.
Andai al porto, preparai il gozzo, guardai le reti, salii in barca.
Poi scesi, tornai a casa. E non uscii mai più.
Ho capito una cosa: se tornassi in mare, la tartaruga sarebbe più forte di me. Mi farebbe nuotare giù, sino a perdere il fiato. Lei vuole vivere, e io non voglio morire.
Vi guardo, ogni tanto, quando ve ne andate per mare, e quando tornate alla fine della giornata.
Allora vi invidio.
Ma oggi siamo uguali.
Oggi
Tutti pescatori in porto.
Tre fine settimana di mare agitato. Resto sulla costa, nel vento che diventa tangibile, così tangibile che ti sembra di nuotarci dentro.
Tre fine settimana in silenzio, per lo più in silenzio. Senza nulla da dire, ma con una burrasca in testa.
Eccoci, oggi. La lettera di dimissioni sul tavolo e un mese ancora, l'ultimo, da passare in quest'ufficio. E immagini che mi ritornano in mente. Di mare calmo. Il pescatore all'uscita del porto, che tira su la lenza, un guizzo, un brivido argentato in barca. Le boe croate. E irrompono finalmente immagini di serenità, di quiete ritrovata, che mi fanno respirare. Un sorriso senza motivo sulle labbra e pensieri pacificanti. Di colore azzurro.

Un ricordo.
Avevo circa sette anni, un bel libro delle elementari ed una maestra che nemmeno allora mi era simpatica.
Avevamo i compiti a casa: geografia.
Il giorno dopo la maestra mi interroga dal banco. Mi alzo e aspetto la domanda, senz'ansia. Sono sempre stata brava.
- Francesca, cos'è il mare?
E resto lì in piedi zitta e sconcertata, nella mia testa di bimba esplodono la spiaggia di Vasto, la sabbia, mio nonno, il blu, un tramonto che stavo a fare la paparella e non volevo uscire, le labbra viola-dita stropicciate, e poi un balzo, sono al largo e navigo alla velocità della luce verso...l'America, l'Africa, ché arriva dappertutto il mare, è enorme, come lo chiudi il mare... il mare, in un pensiero, in una parola, cosa le devo dire, alla maestra... e poi la rivelazione: la mia maestra E' UN'IDIOTA.
- Maestra, il mare è acqua salata.
