
E’ ormai faccenda nota: la figura di Babbo Natale trarrebbe ispirazione da un santo realmente vissuto, San Nicola di Bari che (come è evidente) è nato in Turchia (a Patara) tra il 260 e il 280 D.C.
San Nicola, elargitore di doni (leggenda narra che donò tre sacchetti d’oro come dote a tre sorelle nubili poverissime) e attuatore di miracoli, partecipò al Consiglio di Nicea, fu Vescovo di Mira e morì il 6 dicembre (forse) 343. Nel 1087, dopo l’invasione dell’Asia Minore da parte dei turchi, le sue spoglie furono trafugate da 62 marinai baresi, che le “sottrassero dalle mani degli infedeli” e le portarono per l’appunto a Bari, ove oggi sorge la Basilica che porta il suo nome.
Trasformato in un personaggio simbolico proprio per l’elargizione di doni e per la protezione dei bimbi (leggenda vuole che ne salvò tre dall’annegamento in una tinozza), il suo culto si diffuse in Europa, dove veniva festeggiato il giorno della sua morte, il 6 dicembre. Le celebrazioni del suo anniversario furono in seguito introdotte dai primi coloni olandesi negli Stati Uniti, sotto il nome di Sinterklaas, da cui derivò infine il nome Santa Claus.
Come è ovvio, molti culti hanno contribuito a forgiare la figura di Santa Claus: San Nicola non era l’unico portatore di doni (Odino era un suo degno collega) né l’unico benevolo anziano grassottello e barbuto.
Di conseguenza, venne rappresentato con diversi costumi e mantelli, sin quando non svestì definitivamente gli abiti vescovili per indossare la famosa tuta rossa e bianca. Ciò accadde relativamente tardi, vale a dire solo agli inizi del Novecento ed, in particolare, dopo le campagne della Coca-Cola che, dal 1931, lo raffigurarono con i colori della ditta.
E questa è, molto in breve, la storia di Babbo Natale.
Ma che c’entrano i marinai?
San Nicola è patrono dei marinai.
Nel corso della sua vita, i cui episodi più significativi sono rappresentati nel dipinto qui sopra, egli compì in più di un’occasione miracoli per aiutarli.
La settima scena, leggendo da sinistra a destra, rappresenta infatti il primo miracolo marino del santo: egli placa una tempesta aiutando così dei marinai baresi in difficoltà. Nell’episodio successivo, gli stessi marinai si prostrano per ringraziarlo (la scena del “riconoscimento” del miracolo del santo).
Anche le due scene successive sono dedicate ai miracoli in mare: nella nona, un diavolo trasformatosi in una pellegrina consegna ad alcuni marinai in partenza per Mira un’ampolla piena d’olio con cui ungere la chiesa di quella città. Nella decima scena viene rappresentato San Nicola che appare ai marinai in navigazione, ingiungendo loro di buttare in mare l’ampolla. Al contatto con l’acqua essa prende fuoco, rivelando le sue origini diaboliche.
...La morale?
Nessuna.
Auguro a tutti, marinai e non, uno splendido Natale.
Un po’ di curiosità.
1) Torno sul dono alle tre sorelle senza dote: sempre leggenda narra che il santo gettò nella loro casa un sacchetto per tre sere consecutive; le prime due sere andò tutto bene, ma la terza trovò le finestre chiuse. Dunque, gettò il sacchetto nel camino, dove erano stese le calze ad asciugare (nella seconda e terza scena, le tre sorelle e il padre che ringrazia il benefattore).
2) Per questo motivo, San Nicola è il protettore delle zitelle di Bari. Ancora oggi, il giorno di San Nicola, le zitelle fanno tre giri intorno alla chiesa e gli chiedono di aiutarle a trovar marito (giuro, ho conoscenti isteriche che l’hanno fatto).
3) Forse sempre per lo stesso motivo viene raffigurato con tre palle d’oro, rappresentanti i tre sacchetti.
4) Il momento del riconoscimento del santo è presente e fondamentale nell’elaborazione di molte religioni. Infatti, non è tanto il miracolo quanto il riconoscimento dello stesso da parte dei presenti a definire e “legittimare” la santità.
Dipinto: icona agiografica, anonimo, secolo XIII, tempera su tavola, custodita presso la Pinacoteca Provinciale di Bari.